STORIA DEGLI SBANDIERATORI DI CAROVIGNO


     Gli sbandieratori di Carovigno sono motivo di grande orgoglio per i cittadini del paese, e non solo. Essi si sono spesso distinti in manifestazioni nazionali e internazionali, vincendo primi premi sia per il loro lato coreografico, che per il loro alto livello acrobatico. Sono molto ricercati, soprattutto dai paesi limitrofi, in occasioni di grandi eventi, per sfoggiare la loro carica emotiva che trasmetton
o al pubblico.

     La loro origine trae spunto da una bandiera mariana, fra le più antiche di cui la storia ricordi l'esistenza, detta "'nzegna" e da una storia locale strettamente collegata al culto della Madonna. La 'nzegna di Carovigno consiste in un'asta di legno, appesantita da un piombo della forma di tronco di cono, lungo la quale è inserita una bandiera di seta quadrata di circa un metro quadrato. Il drappo di seta è formato da tanti triangoli variopinti che girano attorno ad un quadrato contenente la figura di Maria. Il modello risale, probabilmente, all'abito dei sacerdoti del rito greco in epoca bizantina.
La tradizione vuole che a battere la 'nzegna, cioè a far ruotare e lanciare la bandiera in
segno di festa, siano personaggi che si tramandano l'arte dello sbandierare da maestro a discepolo, che egli stesso sceglie. Le famiglie che si sono contese la mitica bandiera sono: Brandi, Lanzillotti, Di Perna, Maellaro e da ultimo Carlucci, i quali ancora oggi mantengono viva la tradizione esibendosi in coppia durante le festività in onore della Madonna di Belvedere.

     La battitura della 'nzegna consiste nel far compiere alla bandiera evoluzioni aeree a ritmo di tamburi e piffero, senza che questa tocchi mai il terreno, altrimenti sarebbe segno di cattivi presagi. L'emozionante cerimonia si svolge in tre giorni dell'anno: il lunedì dopo Pasqua presso il Calvario; il martedì successivo in piazza e il sabato della stessa settimana nello spazio antistante il santuario di Belvedere. Proprio a quest'ultimo luogo sacro è intimamente collegata la 'nzegna, in quanto la leggenda narra di un pastore che, agitando un fazzoletto multicolore, festeggiò il ritrovamento di una giovenca in una grotta, inginocchiatasi davanti a un quadro della Madonna. Trattasi naturalmente della grotta di Belvedere.